
Oggi parliamo brevemente dell’altro angolo di quel triangolo dell’amore teorizzato da R. Sternberg: la passione.
“Nessuno ti scoperà come chi gode nel farti godere”.
Rubo a June Plä questa bellissima citazione relativa al piacere sessuale.
La passione in linguistica è quel momento o motivo della vita affettiva caratterizzato da uno stato di violenta e persistente emozione, riconducibile a un ambito erotico-sentimentale o in contrasto con le esigenze della razionalità e dell’obiettività.
In psicologia questa è l’espressione di desideri e bisogni come l’autostima, la cura, l’affiliazione, il dominio, la sottomissione e l’appagamento sessuale. Questi bisogni si manifestano attraverso l’eccitazione psicologica e fisiologica, che spesso sono inseparabili. Quando questi si separano, entra in gioco la figura dello psicosessuologo.
A differenza dell’intimità la passione si sviluppa quasi istantaneamente, in quello che è spesso definito come “il colpo di fulmine” e sebbene impegno e intimità tendano a perdurare nel tempo, differente è la posizione della passione che da quanto riportano diverse ricerche tende a decadere nel tempo, di quantità e spesso di qualità.
“mantenere vivo il fuoco della passione”
Mantenere perciò vivo il fuoco della passione è importantissimo (leggi qui), affinché l’amore pieno non si trasformi nella variante dell’amore amicale. A tal proposito si può alimentare il desiderio del partner attraverso un’infinità di sperimentazioni, giochi, esercizi di creatività, tutti conditi da un elemento essenziale che è la comunicazione.

Perché il sesso, o almeno quello fatto bene, parte dalle orecchie e solo poi giunge al sistema limbico per diramarsi verso il corpo. Nei prossimi post parleremo più approfonditamente del buon sesso e di una buona passione.
Per ora ricordiamoci questo.
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