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Ti amo, ti odio, ti amo, ti odio, ti amo, ti odio… via con le relazioni ambivalenti e crisi di coppia.
la crisi di coppia: “Odi et amo”
Se ti è mai capitato di vivere un rapporto simile con un partner, un fratello o un amico, significa che hai vissuto una relazione ambivalente o quantomeno un periodo di ambivalenza in quel rapporto. Oggi scriviamo di relazioni ambivalenti.
Nel 30/40% delle coppie che chiedono aiuto, almeno un partner vive una crisi di ambivalenza rispetto l’altro partner: questa ambivalenza genera incertezza e, in molti casi, quest’ultima fa mettere in discussione l’intero legame… bene ma non benissimo.
L’idealizzazione:
Una certa dose di incertezza nei legami alimenta la passione, genera il desiderio dell’altro e comporta una qualche forma di idealizzazione. Contemporaneamente e sebbene il desiderio di essere amati sia universalmente umano, lo sono anche lo spirito di esplorazione, il rischio, la ricerca di nuovi stimoli esterni, l’avventura… di base perciò l’essere umano vive una sua dose di ambivalenza rispetto a ciò che c’è e ciò che non c’è o potrebbe esserci.
Questo tipo di ambivalenza si chiama conflitto intrapsichico e ciò nutre l’ambiguità relazionale, dando origine a circuiti interattivi conflittuali che spesso si alimentano, ripetono, accrescono l’insicurezza ambivalente e mantengono le reciproche vulnerabilità emotive.
Il legame tra due (o più) individui perciò porta intrinsecamente un legame di ambivalenza che le esperienze di attaccamento del singolo, le sue risorse interne e la sua storia personale contribuiscono a rafforzare o affievolire nel tempo attraverso le esperienze di vita.
I bisogni relazionali
L’amore ha di per sé quindi una manifestazione ambivalente che alterna movimenti di avvicinamento (bisogno d’appartenenza), d’incontro (bisogno d’intimità affiliativa), di dominio (dinamiche di potere), scontri (bisogni di separazione), tutti necessari a preservare l’Io (bisogni d’individuazione).
Nelle relazioni adulte accade spesso che ci sia un inseguito e un inseguitore e l’inseguitore in molti casi insegue perché più “bisognoso”: di affetto, di attenzioni, di conferme o più semplicemente di amore. Accade così che quando i bisogni relazionali non vengono soddisfatti, il partner “bisognoso” attacchi l’oggetto da cui dipende poiché percepito come separato, autonomo, differenziato: questa aggressività viene perciò proiettata suull’altro, sull’oggetto in questione che viene cosi scisso in: totalmente buono/amato o totalmente cattivo/odiato.
Seno buono VS seno cattivo
L’oscillazione tra queste due posizioni (meravigliosamente raccontate dalla teoria delle relazioni oggettuali), da origine e adito alla relazione ambivalente che si autoalimenta nel tempo: l’aggressività del partner ambivalente che dipende dall’altro viene proiettata sull’immagine cattiva/odiata dell’oggetto a partire da un dettaglio, un difetto. Così la parte “cattiva” dell’altro diventa totalmente cattiva: questa immagine da vita a una serie di meccanismi di difesa che vanno a minare la solidità del rapporto.
Tra questi primi su tutti generalizzazione e svalutazione dell’altro: la parte si fa tutto, il sentimento di ambivalenza cerca una posizione nella dialettica di amore/odio per far fronte alla dissonanza cognitiva e diventa chiusura, colpa, rifiuto, rabbia dipesa dalla ferita narcisistica, odio: tutto ciò è l’ABC della crisi di coppia.

I meccanismi qui riportati fanno parte di quel ciclo psicologico disfunzionale che da vita alla dipendenza relazionale: un partner che dipende totalmente dall’altro per sentirsi completo, pieno (illusione simbiotica), vive una frustrazione insostenibile quando sente che non può controllare in modo “onnipotente” il sentimento altrui. Tutto questo si può riassumere come segue:
“Tu sei cattivo (elusione della colpa) e meriti che io ti aggredisca, ti svaluti e ti abbandoni (prima di essere io stesso abbandonato).”
i meccanismi di difesa
Questo tipo di ambivalenza spesso da origine ai meccanismi di identificazione proiettiva che annientano la serenità relazionale perché colpevolizzano e attivano le difese dell’altro. Inoltre, attivano un’altra difesa che è quella della negazione: “nego la mia dipendenza verso di te (per preservare la mia fragile identità e non sgretolarmi) e la trasformo in indipendenza, o meglio: contro-dipendenza pronta a generare una crisi di coppia.
Questo tipo di atteggiamento ambivalente nasce dal conflitto tra istanze del presente, mature e adulte e istanze del passato, ossia legate al soddisfacimento di bisogni infantili: “Se il partner non è in grado di soddisfarle entrambe non è degno del mio amore.”
Contemporaneamente, il partner inseguito non sta lì a guardare, bensì esercita un ruolo altrettanto attivo in questo sistema insicuro-ambivalente: la bisognosità dell’inseguitore può appagare i tratti narcisistici e l’idealizzazione che precede la svalutazione gli/le garantisce il potere nella relazione. Da lui/lei dipenderanno apparentemente le sorti della relazione proprio perché è l’artefice della “vita” o della “morte” della relazione.
guardie e ladri
Questo tipo di dinamica crea una diade relazionale ambivalente le cui dinamiche psicologiche possono essere molto rischiose per la salute mentale di entrambi, inseguito e inseguitore. Se entrambi restano invischiati tra queste polarità per troppo tempo, lo stress può compromettere le basi stesse della relazione creando un circolo altamente disfunzionale.
Il sistema coppia è il più importante ring per lo scontro di potere: alternare le dinamiche inseguito-inseguitore, ridefinire i ruoli e il potere relazionale stesso saranno elementi di terapia indispensabili per scardinare quel circolo disfunzionale in cui entrambi i partner sono intrappolati.






