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Le nostre vite sono state un continuo bombardamento di miti e fiabe sull’Amore e sul trovare il principe azzurro: da Walt Disney a The O.C., passando per i Promessi Sposi e La Divina Commedia. Secoli e secoli di narrazioni sull’amore che, oltre a dare narrazione iper-idealizzata dell’amore, lo hanno allontanato dal suo significato più profondo:
la concretezza.
Credo che il potere dei cartoni animati delle nostre infanzie abbia in qualche modo danneggiato l’immaginario adulto del partner: Error 404, marito perfetto non trovato. Voglio dire, Biancaneve, Cenerentola, La bella addormentata, etc. hanno contribuito a creare un mito infantile del partner perfetto che arriva a cavallo pronto a salvarti, ma che nella realtà deve fare i conti con una delle qualità più umane possibili ossia
la fallibilità.
Prendo in prestito le parole del collega Giulio Cesare Giacobbe che ne “Il principe azzurro non esiste” scrive: “quella del principe azzurro è un’idea falsa, ma anche romantica: un po’ di romanticismo nella vita ci vuole. La cosa importante da capire è che il romanticismo non serve prima, ma dopo il matrimonio. Prima può essere pericoloso perché può farci sposare un mostro. Dopo è necessario perché ci permette di sopportarlo, il mostro.”
Certo è che l’immaginario romantico del principe azzurro è una tappa psicobiologica quasi obbligata: aiuta le/gli adolescenti a crescere, uscire dalla fase di rifiuto dell’altro sesso per sperimentarsi come esseri sessuati, come avviene ad esempio in adolescenza.
Tuttavia, se l’ideale del principe azzurro non viene superato e rimarrà nell’immaginario della persona, si potrebbe correre il rischio di rimanere inceppati in quello che Jung definiva il “Complesso di Elettra”, ossia il bisogno di trovare un uomo che corrisponda alle aspettative genitoriali del genere opposto. Il rischio che la persona corre dipenderà perciò dalla paura di lasciarsi andare a relazioni che, proprio perché reali e non fiabesche, hanno un
finale imprevedibile e quindi rischioso.
Delegare al principe azzurro la salvezza tanto desiderata significa sottostimare il proprio potere decisionale, la propria agenticità, perché significa sottostare a un canovaccio culturale che relega la scelta a un’ideale sperato ma inarrivabile, generando nella vita quotidiana nevrosi e conflittualità con la figura maschile, fatta di
errori, difetti, imperfezione.
Stesso discorso – anche se più raro – vale per voi maschietti se siete comunque affetti dalla sindrome della “principessa rosa”.

La relazione è compromesso, lavoro, gioia, fatica. È un mix di tanti sentimenti, sessualità e impegno che richiede un costante lavoro di negoziazione e rinegoziazione. Non esistono uomini perfetti cosi come non esistono donne perfette
La perfezione è un’illusione figlia del marketing:
perciò state lontane dagli ideali e se proprio volete il principe azzurro, fatevi voi, prima, le vostre stesse principesse rosa.
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