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Personalmente ringrazio il giorno in cui la mia prima crisi di panico mi ha spinto ad
affrontare un percorso di psicoterapia.
Insisto spesso su questo punto perché la possibilità di richiedere aiuto quando necessario non è scontata, così come neanche la fortuna di trovare – e soprattutto lavorare bene con – il proprio terapeuta.
Sto sul campo ormai da diverso tempo e la differenza tra persone lavorate e non lavorate è subito lampante: sono le persone che hanno più strumenti, sanno far fronte agli eventi grazie a strategie di coping più funzionali e funzionano bene nella gran parte degli ambiti della vita.
Mi auguro che questo post ti spinga a superare le tue resistenze e finalmente scegliere di iniziare il percorso che, con molta probabilità, cambierà in meglio la tua vita.
Vediamo perciò le 10 ragioni per iniziare una psicoterapia
- Vivere consapevolmente: la consapevolezza è lo strumento per eccellenza. Ci distinguiamo dalle altre specie viventi perché abbiamo un dono come specie umana, ossia siamo esseri senzienti. Analizziamo le informazioni interne ed esterne, valutiamo le conseguenze dei nostri atteggiamenti, calcoliamo le probabilità del successo; sentiamo emozioni e in base ad esse agiamo pensando. Tuttavia, spesso dimentichiamo di pensare: agiamo e basta, vuoi per istinto, vuoi per inerzia, vuoi perché realmente motivati. La differenza tra chi vive consapevolmente e chi no è la riflessione sui propri stati interni e una più corretta elaborazione degli stati esterni (gli altri, l’ambiente, il contesto socio-familiare) con una probabilità di successo nell’ardua impresa di mediazione tra l’Io e gli Altri, notevolmente più alta.
- Apprendere nuovi strumenti di vita: la terapia tra le moltissime tecniche a sua disposizione offre una quantità enorme di strumenti volti ad incrementare skills biopsicosociali fondamentali per una più sana qualità di vita. Esempi di queste possono essere l’autoregolazione emotiva, la negoziazione, la comunicazione assertiva.
- Stabilire confini: quante volte avrete sentito questa espressione, ma che cosa vuol dire davvero? stabilire confini significa punteggiare le vostre relazioni: la punteggiatura è uno degli assiomi della comunicazione umana, secondo la quale ogni relazione sottosta a regole di comunicazione che ne definiscono la qualità e l’intensità degli scambi comunicativi e perciò relazionali. Stabilire confini vuol dire imparare a mettere il punto quando serve, riconoscere i propri bisogni da quelli degli altri, differenziarsi e chiudere o aprire quando necessario, in base alle proprie necessità.
- Conoscersi bene: conoscere i propri pregi e i propri punti di debolezza significa saper valorizzarsi e riconoscere la propria auto-efficacia percepita: “so che in questo funziono bene perché in passato ho saputo funzionare bene in una situazione simile”. Allo stesso modo, riconoscere le proprie aree di miglioramento permette di lavorare con più direzione ed efficacia al fine di migliorare quei lati del carattere più acerbi e che, se riconosciuti come tali, degni di essere visti e, con umiltà, lavorati.
- Praticare l’autoindulgenza: questo forse il fine ultimo di molti percorsi. Viviamo in una società performante in cui la digitalizzazione dei rapporti spesso declassa il lato umano delle persone a discapito di produttività e performance. Riconoscere i propri limiti significa dialogare con le parti di noi più bisognose e che in quel preciso momento possono stare sulle forze. L’autoindulgenza aiuta a tenere maggiormente alimentando le capacità di resilienza.
- Gestire meglio lo stress: parlando di stress introduco il concetto sacro di resilienza, ossia quella caratteristica che ci permette di far fronte agli stressor con più efficacia e migliore capacità di gestione di essi, tenendo duro in vista di un periodo di riposo. Questo tipo di ragionamento apre le porte della programmazione futura e dell’agenticità che sono quelle quelle risorse che ci permettono di guardare oltre e scegliere dove guardare. Un esempio di queste può essere l’idea di programmare una meritata vacanza a seguito di uno stressante periodo di lavoro: scegliere dove andare, quando andare e con chi andare in base a ciò che voglio fare!
- Gestione delle difese inconsce: le difese sono (scusate l’apparente pressappochismo con cui le descriverò per una questione di brevità) le nostre risposte innate ed acquisite rispetto agli eventi. Sono tante e tutte diverse e hanno lo scopo di preservare la nostra esistenza. Tuttavia, se queste diventano pervasive e diventano la nostra forma inconscia di risposta principale agli eventi, con il tempo rischiano di diventare disfunzionali. Un percorso di psicoterapia le individuerà, darà loro il loro nome e il risultato sarà che saprai riconoscerle quando proveranno a venir fuori inconsapevolmente!
- Mettere in ordine: questa forse è l’espressione che più mi triggera dato che per natura sono stato (e ogni tanto sono ancora!) un bel disordinato. Il mio terapeuta diceva sempre che ordine esterno è segno di ordine interno, perciò se non hai nessuno che ti dica di riordinare (la tua stanza, la tua casa, la tua vita) stai tranquill*: la psicoterapia lo farà, all’inizio, per te.
- Far pace con la propria ansia. Per me che sono stato e sono tutt’ora un bell’ansioso è principalmente tutta una serie di “vai a farti fottere” non detti e che tuttavia non sappiamo bene ancora come dire. Discutere con la propria ansia – tecnicamente entrare in conflitto intrapsichico – significa non riconoscere che cosa sta succedendo dentro e perciò cosa sta succedendo o succederà fuori, ad esempio nella relazione con gli eventi o con gli altri. Basta, è ora di farci pace! E per farlo bisogna per prima cosa riconoscersi come soggetti ansiosi, solo poi capire.
- ASCOLTARE, ACCETTARE, EMPATIZZARE, MA SOPRATTUTTO: (RE)IMPARARE AD AMARE. La psicoterapia offre gli strumenti necessari volti ad ascoltare, elaborare, ristrutturare, accettare con empatia al fine di imparare o re-imparare a stare con se stessi, ad amare se stessi. Perché prima lo farete da voi, prima lo sapranno fare anche gli altri.

Per chiudere senza troppe smancerie quello che ti auguro è di accelerare questa procedura, superando le resistenze interne ed esterne, la scusa dei costi, i pregiudizi, le paure ed immergerti in questa nuova esperienza di autoesplorazione e rinnovato amore verso se stessi.
Se vorrai iniziare con me, puoi scrivermi qui e nella sezione contatti.
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A presto, Riccardo.






