
Nella pratica clinica mi capita spesso di lavorare sull’assuefazione dai social, ossia quel meccanismo che porta ad un maggiore uso dello stimolo ( in questo caso i social network, Facebook, Instagram, Twitch…) poiché viene a diminuire l’efficacia e l’appagamento che prima si provava con una minore esposizione a quello stesso stimolo: perciò si aumenta il dosaggio. In questo caso il consumo di tempo sul social.
Parlo di ventenni, trentenni ma anche persone più adulte, che utilizzano il social in modo
diseducato e compulsivo.
L’uso dei social può essere un ottimo strumento di lavoro, svago, anche e forse soprattutto cazzeggio: tuttavia avere nel proprio feed guru dell’economia che ti insegnano come svoltare, fantocci che ostentano la propria ricchezza tra rolex, cene stellate e supercar, invidiabili corpi totalmente privi di difetti, tutto ciò alza il tiro su di noi e su ciò che siamo.
L’aspettativa che abbiamo di noi e del mondo è un pilastro per vivere bene le relazioni e le relazioni sono fatte di umanità come di spontaneità, che è intrisa di errori, difetti, mancanze, autenticità nell’essere – fallibilmente – se stessi:
I social network ce lo fanno dimenticare.
Se perciò alzo inconsapevolmente il tiro su come dovrei essere, perché sono esposto a standard economici ed estetici troppo elevati, finisco con il cadere in quella che in psicologia viene definita FOMO (Fear Of Missing Out, paura di essere tagliati fuori):
Ma fuori da cosa?

Uno dei bisogni principali raccontati da Maslow nella sua piramide dei bisogni è il bisogno di appartenenza:
vogliamo appartenere, perché l’appartenenza contiene dalle angosce della solitudine.
Tuttavia qui il paradosso: provo ad appartenere a qualcosa che di per sé alza il tiro, crea aspettative illusorie e mi genera ansia: da prestazione, ansia anticipatoria, ansia di
non essere abbastanza.
Questo processo porta perciò ad assuefarsi: tanto più provo ansia quanto ho bisogno di contenerla: e come? abusando del social, assuefacendomi.
Perciò oggi mi permetto un consiglio: defollowate ciò che vi fa male, qualunque e chiunque sia.
Anche me se non apporto valore alla vostra vita, giuro non me la prendo.
Purché vi e ci ricordiamo che siamo tutti sulla stessa barca: perciò impariamo a remare bene, divertendoci e ricordando che anche se sembra, non siamo soli. Se hai bisogno di aiuto e supporto psicologico puoi trovarmi qui.






